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domenica 8 settembre 2013

BEYOND GOOD & EVIL


A CACCIA DI SCOOP
                                           
Beyond Good & Evil è un action/adventure sviluppato da Ubisoft e pubblicato nel 2003 per PS2, GameCube, XBox e PC.
(Versione PS2).
Trama_ Il pianeta Hillys subisce, da tempo immemore, gli attacchi di una razza aliena nota come Dom’Z. Essa rapisce in massa esseri umani per le proprie pratiche occulte. Per contrastare queste creature, entrano in azione le Squadre Alpha, le quali riescono ad ottenere una forte influenza sulla popolazione. La situazione che si viene a creare desta però i sospetti di un gruppo di persone, il quale, allo scopo di indagare, fondano la rete IRIS. Ed è qui che entra in gioco Jade, giovane fotoreporter che gestisce un orfanotrofio insieme allo zio adottivo Pey’j, (un maiale antropomorfo). La ragazza verrà incaricata proprio dalla rete IRIS di fare luce sulla vicenda, avvalendosi delle sue doti professionali._
Il gameplay di BG&E è essenzialmente quello di un action/adventure, condito da una spruzzata di altri generi quali platform, stealth, combattimenti aerei e rpg.


La fase action si svolge in compagnia del nostro suinico amico, ed in seguito di un altro personaggio, i quali ci aiuteranno nello spostare casse, premere interruttori e aprire porte tramite la pressione di un tasto. Ma la collaborazione non si limita a questo, perché i nostri alleati ci daranno manforte anche nei, seppur tutt’altro che ostici, combattimenti; infatti potremo chiedere loro di eseguire un attacco che scaglierà i nemici in aria, così da permettere a Jade di colpirli al volo con facilità. Avremo a che fare anche con qualche boss, ma nessuno di essi è capace di impensierire il giocatore.
Altra importante fase, anch’essa però abbastanza semplificata, è quella stealth. Ovvero ci ritroveremo a dover eludere la sorveglianza delle squadre alpha all’interno delle loro basi, studiandone i movimenti così da non ritrovarci nel del loro campo visivo. Per far ciò dovremo accovacciarci, appiattirci contro le pareti e camminare silenziosamente.
Saremo anche impegnati anche in alcune missioni secondarie, come fotografare la flora e la fauna per ottenere soldi e perle (utili per fare acquisti), e varie attività con l’hovercraft: gare di corsa, inseguimenti di ladri di perle e battaglie con enormi creature.
Graficamente BG&E regala soddisfazioni, dai personaggi principali agli antagonisti (anche se la varietà di questi ultimi lascia a desiderare); dagli sfondi agli effetti di luce. Nota stonata invece le bande nere sullo schermo che rimpiccioliscono la visuale.


Il sonoro non è assolutamente da meno, ma risulta anzi uno dei fattori più positivi del gioco, forte di un ottimo doppiaggio e di una colonna sonora notevolissima, che spazia da motivi rilassanti a musica reggae, fino a brani pop e spagnoleggianti.
Beyond Good & Evil è un gioco che meritava miglior fortuna ma che è riuscito comunque a crearsi uno zoccolo duro di fan, grazie ad un’ottima trama, condita da personaggi molto carismatici (fatta esclusione per gli anonimi antagonisti), un ottimo comparto tecnico ed un buon gameplay. Ma proprio le sbavature nel gameplay, dovute al tentativo di amalgamare più generi tra loro, ed una longevità effimera, ne minano la qualità comunque innegabile.
Sicuramente da provare.

lunedì 10 giugno 2013

ICO e SHADOW OF THE COLOSSUS


QUANDO LA FIABA INCONTRA IL VIDEOGIOCO

Ico è un action/adventure sviluppato da Sony Computer Entertainment International Studio 1 - diventato famosissimo come Team Ico - e pubblicato da Sony nel 2001.
Trama_ Ico è un bambino che viene portato via dal suo villaggio, per essere sacrificato in un castello abbandonato. La causa di questo provvedimento sono le corna che spuntano dalla sua testa, le quali sono ritenute portatrici di sventure dagli abitanti del villaggio.
Ma la dea bendata manda un bacio ad Ico, il quale si dimena all’interno del sarcofago in cui è stato rinchiuso, finendo per farlo precipitare, distruggendolo.
Una coincidenza o forse il fato, vuole che nel castello sia  stata imprigionata anche Yorda, una ragazza circondata da un’aura magica, anch’ella destinata al sacrificio.
Il nostro giovanissimo, ma coraggioso eroe, non può esimersi dal liberarla, e fuggire con lei da quel luogo dimenticato dall’uomo._
Ciò che mi viene da pensare, parlando di questo gioco, è che l’ormai venerato Team Ico creò codesto gioiello con una parola in mente, cioè magia. La trama, il gameplay, la veste grafica, l’ambientazione, l’atmosfera ed il sonoro sono permeati di una corazza magica impossibile da scalfire e dalla quale è impossibile non rimanere stregati una volta catapultati al suo interno.


Ci troviamo di fronte ad un action/adventure nel quale progrediremo esplorando l’ambiente di gioco, con lo scopo di fuggire dal castello. Durante l’avventura ci troveremo di fronte ad enigmi inizialmente basilari, come tirare leve e spingere casse, che diverranno man mano più complicati, tanto da poterci trovare in alcune occasioni a non sapere cosa fare; ma non c’è nulla di troppo difficile e la soluzione è sempre più semplice di quanto si possa pensare. A complicare il tutto però ci si mette il fatto di dover portare con noi la nostra eterea amica, la quale non è capace di eseguire diverse azioni, come arrampicarsi alle catene e alle sporgenze o eseguire salti troppo lunghi, quindi saremo costretti in diverse circostanze ad allontanarci da lei e cercare un modo alternativo di farla proseguire. Se ciò non bastasse, dovremo anche proteggere la fanciulla da esseri dalle fattezze di fantasmi neri che tenteranno di portarcela via ad ogni occasione buona, e per respingerle, saremo inizialmente armati di un semplice bastone. Nei casi in cui lasceremo la ragazza sola per un tempo abbastanza lungo, le spietate creature ne approfitteranno per tentare di rapirla, e in caso di successo, causeranno il game over. Una caratteristica originale, nonché poetica e fiabesca, è la possibilità di prendere Yorda per mano, cosa oltretutto utile nel caso si decida di fuggire dalle creature, invece che combatterle. Oltretutto i due giovani possono comunicare; infatti, premendo un tasto, Ico chiamerà la ragazza, sia da distanza ravvicinata con voce bassa, e sia da lunga distanza con un urlo.


Quindi le azioni del gioco vanno da quelle tipiche degli action/adventure quali combattere, saltare, spingere e azionare oggetti, a quelle puramente platform quali arrampicarsi. Senza dimenticare la caratteristica inedita e decisamente più memorabile, ovvero il dover proteggere la ragazza. Il tutto condito da una risposta dei comandi impeccabile, coadiuvata da un sistema di inquadrature all’altezza.
Il comparto grafico è assolutamente maestoso. Ogni aspetto è permeato di magia, a partire dalle splendide ambientazioni, alle texture senza sbavature o quasi; dagli incredibili effetti di luci alla realizzazione dei personaggi, che raggiunge vette forse mai raggiunte all’epoca. Da segnalare la riproduzione dell’acqua: tra le più sbalorditive mai realizzate (almeno fino a quel momento). Davvero fantastico vedere come sono stati realizzati i movimenti dei due ragazzi: aggraziata, spaesata e dal passo lento Yorda; energico e veloce Ico (il suo incedere sgraziato nel trasportare oggetti pesanti mi ha strappato più di un sorriso).
Il comparto audio è altrettanto eccellente. Per non rovinare l’atmosfera onirica del gioco, il Team Ico ha pensato bene di implementare poche melodie, tutte rilassanti, lasciando fare la parte del leone ai suoni ambientali che meglio si accostano all’atmosfera proposta.
Tutto in Ico è magico, onirico, poetico, fiabesco, minimalista, mistico, romantico e commovente. E poco importa, secondo me, che la longevità sia decisamente bassa, perché l’esperienza che questo capolavoro regala è di quelle intense ed indimenticabili. Non è la storia di un ipermuscoloso eroe, armato fino ai denti, che salva la terra, ma è la fiaba di un ragazzino che protegge un’innocente fanciulla armato solo del suo coraggio e di un bastone. E’ una storia semplice ma magnifica e magniloquente, quasi priva di dialoghi e di personaggi, ma tutto ciò, non solo non rappresenta un punto debole, ma è un autentico e pregevole tratto distintivo. Non giocarci è un delitto contro la propria passione per i videogiochi.




Creare un gioco come Ico può rappresentare un pesante fardello, soprattutto se a crearlo è una software house alle prime armi come lo era il Team Ico. Ovviamente in questi casi ci si chiede se il team in questione possa essere in grado di ripetersi, magari creando qualcosa di diverso e originale invece di omologarsi agli standard ed ottenere, comunque comprensibilmente, guadagni più facili.
Ebbene, la seconda opera del Team Ico - pubblicata in Giappone e Nord America nel 2005 ed in Europa nel 2006 - è qualcosa di diverso e assolutamente originale. Un altro titolo fatto con sentimento e un’altra scommessa da vincere. Bè, la scommessa è stata vinta di nuovo.
"Some mountains are scaled; others are slain" – “Courage can move mountains". Con questi slogan veniva pubblicizzato Shadow of the Colossus.
Trama_ Un giovane, in sella al suo cavallo, porta una ragazza morta in un tempio, situato nel mezzo di una sconfinata terra dimenticata dal mondo, ove l’uomo non dovrebbe mettere piede. Wander, questo il nome del giovane, posa la sua amata sull’altare del tempio e chiede ai Dormin, entità che vigilano sulle anime dei morti, di riportarla in vita. Tali entità, come è facile aspettarsi chiedono qualcosa in cambio, ovvero l’uccisione di 16 enormi creature, non a caso chiamate colossi. Wander, armato di una spada antica che non avrebbe mai dovuto impugnare, accetta, ma è avvisato: il prezzo da pagare sarà alto._
Ecco dunque lo scopo del gioco: uccidere i 16 colossi. Per far ciò saremo armati solo della spada e di un arco dalle frecce illimitate. Grazie ad Agro, il nostro fido cavallo, andremo a zonzo per valli sconfinate e inesplorate, con lo scopo di stanare le gigantesche vittime del patto. Ad aiutarci nel localizzare i colossi, oltre agli indizi dei Dormin, avremo la nostra spada, la quale riflette i raggi del sole verso la zona in cui è situato il colosso di turno.


Gli scontri con i colossi, uno più epico dell’altro, si svolge analizzando la struttura fisica della creatura scovandone i punti deboli, rappresentati da un emblema luminoso situato in uno o più punti della peluria, e studiando l’ambiente circostante per trovare la strategia d’attacco migliore. Infatti, una volta analizzato il campo di battaglia, bisogna trovare il modo di aggrapparsi al colosso e letteralmente scalarlo fino a scovarne i punti deboli. E’ proprio in questi che va affondata la spada fino alla disfatta del nemico. Per ogni scontro la strategia sarà diversa, rendendo il tutto assolutamente entusiasmante ed epico. Ovviamente i colossi non se ne staranno con le mani in mano, ma ci ostacoleranno in tutti i modi possibili: calpestandoci, sferrandoci pugni, incornandoci ed eventualmente colpendoci con le armi di cui sono dotati. Quando invece saremo aggrappati ai loro corpi, si scuoteranno nel tentativo di farci perdere la presa, lasciandoci precipitare. A tutto ciò si aggiungono due importanti indicatori: naturalmente la barra dell’energia e poi l’altrettanto importante barra della resistenza; quest’ultima indica la forza che permette al protagonista di aggrapparsi, e quando giunge al limite, il nostro guerriero perderà la presa. Entrambe possono essere rimpinguate, rispettivamente mangiando i frutti degli alberi, e uccidendo lucertole a suon di frecce.


Graficamente SOTC spreme al massimo l’hardware di PS2, restando sui livelli eccelsi di Ico, tralasciando i soliti difettucci dovuti ai limiti tecnici del monolite. Perciò personaggi, ambientazioni e colossi lasciano continuamente a bocca aperta, riportando alla memoria la magnificenza del suo predecessore spirituale.
Anche la colonna sonora non si discosta troppo da quella di Ico. Durante le scampagnate a cavallo la fanno da padrone i suoni della natura, mentre durante i combattimenti viene lasciato spazio a vere e proprie musiche, le quali diventano progressivamente sempre più incalzanti e adrenaliniche durante i combattimenti, per poi passare ad altre più melodiche e rilassanti, al termine di ogni scontro.
Passando ai difetti, siamo in presenza di una telecamera a volte capricciosa, cosa sgradevole durante i combattimenti; ma basta prenderci la mano per non farci quasi nemmeno caso. L’altro punto a sfavore risiede nella particolarità e nell’originalità del gioco, che non potrà essere apprezzato da tutti. Dopotutto oltre agli scontri con i colossi non vi è più nulla a livello di gameplay e ciò sicuramente farà storcere il naso a più di qualcuno.
Shadow of the Colossus, al pari di Ico, non è un semplice videogioco, ma un’esperienza. Non va semplicemente giocato, va vissuto. E’ una di quelle perle che, per quanto non sarà compresa da tutti, è capace di lasciare nel giocatore sensazioni ed emozioni uniche nel loro genere e difficili da dimenticare.
Ico e Shadow of the Colossus. Giocateci perché meritano di essere giocati. Giocateci perché se amate il medium videoulico, meritate di giocarci.
Il Team Ico ha lasciato un’altra pesante eredità e non posso fare a meno di chiedermi se “The Last Guardian” riuscirà a raccoglierla con successo.

sabato 18 maggio 2013

MEDIEVIL e MEDIEVIL 2


DALLA CRIPTA CON FURORE

Medievil è un action/adventure con elementi platform uscito su Playstation nel 1998 e pubblicato da Sony Computer Entertainment.
Trama_ Una leggenda di Gallowmere narra di un cavaliere, tale sir Daniel Fortesque, il quale riuscì a salvare la propria terra sconfiggendo il temibile stregone Zarok e gli zombie da lui creati con la magia. Ma cosa c’è di vero in questa storia ? Bè, in realtà il sopracitato eroe non ebbe nemmeno il tempo di partecipare alla battaglia, in quanto fu colpito immediatamente ad un occhio da una freccia, morendo in maniera indecorosa.
Cento anni dopo Zarok torna alla carica per vendicarsi, e riporta in vita i defunti per costruirsi un nuovo terribile esercito. Ma tra i morti riportati in vita, figura proprio lo sventurato Daniel Fortesque, giacente in una cripta e ormai ridotto ad uno scheletro, che ha così la grande occasione per redimersi dagli avvenimenti di cento anni prima. Gallowmere ha bisogno di un eroe, e la strada per diventarlo (questa volta per davvero) comincia da qui._
L’avventura ci porterà ad affrontare 20 livelli e ci catapulterà in un’ambientazione lugubre e spettrale che strizza l’occhio al celeberrimo film “The Nightmare Before Christmas”, ed il tutto è permeato da un’ironia irresistibile e da uno humor nero riuscitissimo.


Per portare a termine i livelli dovremo sbarazzarci delle numerose creature al servizio di Zarok, tra le quali zombie, spaventapasseri, zucche e demoni alati, servendoci delle armi che il gioco ci metterà a disposizione. Oltre alle predominanti fasi action, ci troveremo di fronte diversi enigmi, divertenti ma mai difficili, e sezioni platform che ci chiederanno di esibirci in salti precisi da una piattaforma all’ altra e di evitare le trappole disseminate in giro per l’infestata Gallowmere.
Degna di nota è la possibilità di raccogliere, in ognuno dei livelli, il calice delle anime, oggetto che ci consentirà di entrare nel salone degli eroi, luogo ove i più grandi eroi della storia di Gallowmere riposano e festeggiano per l’eternità. Questi personaggi si presentano ai nostri occhi sotto forma di statue e ci regaleranno, ad ogni visita, armi od oggetti utili al proseguimento dell’avventura; alcune delle voci degli eroi sono doppiate in maniera esilarante, con accenti dialettali e stranieri, ed i dialoghi risultano altrettanto spassosi, sempre a rimarcare l’atmosfera grottesca del titolo.
Tra i difetti annovero una telecamera abbastanza birichina e l’imprecisione del comando di salto, che ci farà perdere inevitabilmente diverse vite. Come ultimo difetto aggiungo una livello di difficoltà tarato notevolmente verso il basso, che mi ha permesso di arrivare ai titoli di coda in meno di sei ore.
Per fortuna il seguito riuscirà ad apportare un miglioramento ad ognuno di questi aspetti.

Medievil 2 fu pubblicato da Sony Computer Entertainment nel 2000.
Trama_ Il finale del primo capitolo vedeva sir Daniel Fortesque sconfiggere una volta per tutte Zarok, accedere al salone degli eroi come uno di loro e godersi il riposo eterno. Ma 500 anni dopo, lo studioso Lord Palethorn, che brama la conquista di Londra, viene in possesso del libro degli incantesimi di Zarok e lo usa per assoggettare al proprio potere un esercito di zombie. Ma così come il suo predecessore, commette l’errore di risvegliare anche l’eroe di Gallowmere (la cui salma è ubicata in un museo britannico)._
Questo seguito presenta la stessa struttura di gioco del primo capitolo, ma con qualche gradita aggiunta. Il comparto grafico ha subito un miglioramento evidente, i livelli (ancora 20) sono più ampi e divisi in sezioni, gli enigmi sono più elaborati ed alcuni di essi includono la possibilità di staccare la testa al protagonista, facendola trasportare da mani-zombie per raggiungere luoghi altrimenti inaccessibili. Non meno importante, il nostro Dan ha guadagnato l’abilità di arrampicarsi e la possibilità di equipaggiare due armi con un tasto, senza dover passare dal menù.


Il buon vecchio cavaliere, questa volta, avrà al suo fianco personaggi che gli daranno man forte nel corso dell’avventura: il professor Kift, lo spirito Winston e la mummia Kiya (con la quale nascerà del tenero).
Anche questi sono giochi che ho finito più volte grazie alla giocabilità immensa ed al carisma dei personaggi, quello del nostro eroe in primis. E’ davvero triste che questo franchise non abbia trovato posto nelle generazioni di console successive, ma di sicuro un posto nel cuore di milioni di appassionati lo avrà in eterno.
Un ultima piccolissima nota: ho semplicemente adorato come nel primo episodio Dan non fosse in grado di parlare e tutto ciò che riusciva a fare era mugolare (troppo esilarante); quindi che bisogno c’era di donargli la parola nel seguito, con un doppiaggio a dir poco agghiacciante ?